IL GIRO DI BOA

COSA SIGNIFICA LA NASCITA DEL FUTURO GOVERNO DRAGHI?- SI PREANNUNCIANO DAVVERO I SEGNI DI UNA RIFONDAZIONE ITALIANA ? SIGNIFICATO POLITICO ED EFFETTI SOCIALI, ECONOMICI E ISTITUZIONALI DELLA NUOVA FASE DI GOVERNO. COSI’ LA PENSA GEPPETTO.

Poco più di sei minuti e alcune parole chiave ben scandite: “ un governo di alto profilo che non debba identificarsi con alcuna formula politica”. Tanto è bastato a Mattarella per far saltare il tavolo e aprire una pagina nuova. Ma ancora pochi o nessuno fra i partiti hanno capito cos’è successo.  Fatte le debite proporzioni, lo stesso era successo quando è caduto il Muro di Berlino. Allora i più lesti si scansarono per evitare le macerie, tutti rimanemmo frastornati e ignari che il mondo era giunto a una svolta della storia.

Geppetto

Si capisce la svolta dal lessico improvvisamente invecchiato, dagli schemi travolti, dalle parole d’ordine divenute incomprensibili. Ogni riferimento a passate crisi, ad altri governi, ad altre formule, s’è rivelato un ferrovecchio inservibile. Oramai abituata a muoversi in una pozza, la politica italiana ha perso la bussola. Balbetta. “Ci vediamo in Parlamento”, dice Draghi nei suoi incontri con la delegazione dei partiti. Ascolta, annota, saluta. Ricordate le defaticanti trattative, la tormentata stesura di “contratti”, tutti inesorabilmente dimenticati? Più nulla di tutto questo. E’ la lista dei ministri? Affare mio, fidatevi, sembra dire Draghi, laconico – Anche Renzi, così abile a demolire, assai poco a costruire, che pure vede in là del suo dito, sembra invecchiato, inghiottito nella rovina del parlamentarismo come filibustering. Più che aprire una crisi ha aperto una porta, ma non lo sapeva.

Se tutto ciò non è una rivoluzione, poco ci manca, e siamo solo all’inizio.

Siamo, come società civile, all’inizio di un processo difficile, di radicale trasformazione che, volenti o nolenti, non possiamo fermare. I punti di smottamento sono diversi: geopolitici, economici, culturali, prima ancora che politici. La politica viene per ultima, registra e traduce, quando ci riesce. 

Per Draghi si apre una navigazione d’alto mare, ha le qualità per indicare la rotta nuova, i partiti così malridotti dovranno abbozzare. Esperienza e prestigio dell’uomo faranno il resto. “Come è bravo, lei..prof. Draghi!”

Mattarella l’ha capito, non siamo a Ciampi o Monti, quello era il vecchio mondo. Con la sua pacata ma spietata determinazione il Capo dello Stato ha detto che la ricreazione è finita. “..nessuna formula politica” vuole dire un mandato pieno, carta bianca, anche se scritta su quella della Costituzione.

E’ facile prevedere che, un Parlamento di frastornati fantozziani, magari obtorto collo e con le solite sceneggiate, alla fine voterà il nuovo governo a scatola chiusa e con una maggioranza larghissima.

I ministri li sceglierà Draghi, magari con un sapiente pescaggio nelle diverse aree politiche, attento più alla qualità che alle “dimensioni” dei collaboratori. La qualifica del “primo inter pares”, attribuita al Presidente del Consiglio, è saltata, perché ci sarà un Primo e poi gli altri.

La formula Ursola è travolta dai fatti: porre delle delimitazioni, a Draghi, non passa nemmeno per l’anticamera del cervello. Il programma non sarà un contratto fasullo, ma le Tavole delle Legge, che la pandemia rende granitiche. I punti delineati sono noti da decenni, e da decenni irrisolti: rilancio dell’Europa, formazione e ricerca, riforme della giustizia e della P.A., lavoro “buono” e non assistito, centralità della donna e della famiglia, il recovery plan, verso cui le politiche settoriali si indirizzano e armonizzano, trovando il sostegno economico.

Su ruolo e sistema partitico e sul loro modo di fare politica, gli sviluppi nei prossimi mesi saranno forse lenti ma decisivi: l’arco costituzionale è saltato, destra e sinistra si avviano a diventare solo categorie storiche, il mondo nuovo va costruito con altre idee e per altri obiettivi che non siano la riproposizione di parole d’ordine ottocentesche.

Il Centro-destra scopre quello che si sapeva: una unità di facciata, ed è un bene, perché questo spingerà FI a accelerare il dopo Berlusconi, prima della zona Cesarini, e ricostituire un fronte liberal-moderato, sottraendosi all’abbraccio soffocante con Salvini. Sbaglia la Meloni a non starci con Draghi, si contraddice, isola il suo partito, spera in un’opposizione che non è nelle necessità dei tempi. Credo sia l’inizio per FdI di un riflusso di consenso.

ll Movimento 5S sotto la guida di un Di Maio maturato e consapevole, che l’ha voluto nella partita, ci sta. Il Movimento è magmatico, in continuo cambiamento, difficile prevederne le sorti. Molto dipenderà dalla sua capacità di stringere alleanze con il PD di Zingaretti a livello locale.

Salvini opera una conversione ad u che è stupefacente. Che sia autentica o meno lo vedremo. In ogni caso, come osservava Emma Bonino (a proposito, facile prevedere che +Europa sarà premiata con un ministero) è un fatto positivo, che taglierebbe l’erba sotto i piedi a sovranisti, lepenisti ed ex trumpiani nostrani.

Come definire tutto ciò se non un voltare pagina di respiro storico? Non voglio attribuire a Draghi doti salvifiche e demiurgiche, l’uomo è serio e competente, coraggioso ma non avventato, tanto basta. Spesso sono le circostanze che fanno degli uomini dei portenti. Gestire il cambiamento dotati di una leva finanziaria di 209 miliardi succede ai predestinati. Non c’è dubbio che oggi per lui (e per noi tutti) si aprono strade fino a ieri insospettabili. Forse si prepara una risposta alle paure e agli sconquassi della pandemia che potrà segnare l’inizio per una riscossa. Auguriamocelo.

In copertina un acquerello di Annalisa Marotta