IL VECCHIO E IL MARE

«Il mare ci salva» I turisti in Salento affollano il paese del gasdotto che conserva il mare più pulito.

«Solo il mare ci può salvare. Non ci ha mai tradito. Qui in Salento è stato sempre così, e oggi lo è ancora di più». In queste parole di un vecchietto seduto su una panchina di fronte al mare, che non nuota più da tempo ma viene qui tutte le mattine «a respirare il mare per continuare a star bene», è contenuta la storia passata e presente di Melendugno.

Carlo Vulpio

Un comune di 9 mila abitanti che si trova a 5 chilometri dalla costa adriatica e quindi non è bagnato dal mare, ma che grazie alle sue marine — Torre Specchia, San Foca, Roca, Torre Sant’Andrea, Torre Saracena, Torre dell’Orso — è da sempre un simbolo del mare pulito, bello, salutare, magico, oltre che preziosa risorsa economica, del Salento e dell’Italia. Un mare che quest’anno ha vinto per l’undicesima volta la Bandiera Blu della Foundation for Environmental Education (organizzazione non profit e non governativa con sede in Danimarca) e la Bandiera Verde dei Pediatri perché a misura di bambino.

Il tratto di costa che va dalle marine di Melendugno a Otranto, la città in cui il sole sorge prima che altrove perché è quella più a Oriente della penisola italiana, e poi a Porto Badisco, Santa Cesarea Terme, Castro Marina, fino a Santa Maria di Leuca, fu quello che ammaliò i Turchi, ai quali apparve come un giardino pensile affacciato sul Mediterraneo, che quindi andava assaltato e conquistato. Cosa che avvenne nell’estate del 1480, come racconta il magnifico romanzo L’ora di tutti di Maria Corti, con il massacro per decapitazione di 800 giovani, i santi martiri di Otranto, le cui reliquie sono custodite nella cattedrale idruntina, decorata dal più grande mosaico pavimentale d’Europa, L’albero della vita, opera del monaco Pantaleone.

La meraviglia di questa fascia costiera è però intaccata dagli spettrali scheletri degli ulivi uccisi dalla Xylella ed è insidiata dal terrore per il Covid,

che l’estate scorsa ha tenuto lontano i turisti, anche quelli che qui venivano da 30 anni. Colpiti gli ulivi, Melendugno non sa se potrà ancora dirsi «la città del miele e dell’olio». Vedremo. La lotta con la Xylella non è finita e nessuno si sente già sconfitto.

Ma tutti qui, a cominciare dal vecchio seduto di fronte al mare, sanno che assieme a Otranto e all’intero Salento questo non ha mai smesso e non smetterà mai di essere «il posto del mare». Nessun allarme Covid potrà mutarne il Dna. Proprio com’è accaduto con l’allarme infondato per il gasdotto Tap (Trans Adriatic Pipeline), che attraverso una condotta sottomarina nel Canale di Otranto trasporta il metano dell’Azerbaigian dal Mar Caspio alla marina di San Foca, dove nessun bagnante ne avverte la presenza e chiunque può rendersi conto dell’inesistente impatto ambientale, visto che il tubo del gas è interrato a 20 metri e, a questa profondità, raggiunge la stazione di decompressione costruita nell’entroterra di Melendugno.

Questa è dunque l’estate della rinascita per il mare delle 11 Bandiere Blu. Rinascita economica e psicologica, ritorno della fiducia che sconfigge la paura e affermazione della forza della natura che sconfigge la malattia, come dice il vecchio seduto di fronte al mare, e come testimoniano le spiagge affollate e i volti sorridenti degli adulti e dei bambini che si immergono nelle acque dei «Caraibi del Salento», i ristoranti e gli alberghi pieni, le strade dei borghi non più deserte, le feste patronali e le sagre di nuovo brulicanti di gente, le file delle bancarelle. La vita. Il Salento, questa estate, è dopo la Sardegna la meta preferita dagli italiani. Nonostante tutto. Nonostante l’allarme lanciato da Antonella De Gregorio di Federalberghi: «È una situazione fantozziana questa che ci permette di andare a Ibiza ma non di muoverci liberamente in Italia». E nonostante il brusio fastidioso delle nuove parole entrate di forza nelle conversazioni quotidiane — sì vax, no vax, sì mask, no mask, lockdown, coprifuoco, dpcm, tampone, green pass — che adesso, forse, per fortuna, le onde del mare porteranno via dolcemente, come il canto delle sirene.

Articolo di Carlo Vulpio per il Corriere della Sera