L’EUROPA E LA PUNTA DEL NASO

UNA CLASSE POLITICA EUROPEA DA AVANSPETTACOLO ALLE PRESE CON LA CAPARBIA DIFESA DEL BIDONE VUOTO- UN SOVRANISMO POLITICAMENTE CORRETTO CHE TIRA LA RINCORSA ALLO SFASCIO PROSSIMO VENTURO- DOV’E’ FINITO IL SOGNO DEL FEDERALISMO? SOTTO LO SPREAD.

Sergio Fabbrini, nel Domenicale del Sole 24 Ore, torna sullo stato dell’Unione Europea. Scrive:

Di fronte alla pandemia del Covid-19 che ha messo in ginocchio l’Italia, le leadership dei Paesi europei e quelle dell’Unione europea hanno reagito come se la cosa non li riguardasse. La Francia e la Germania hanno ristretto l’esportazione di forniture mediche verso l’Italia (violando una regola del mercato unico), l’Austria e la Repubblica Ceca hanno bloccato i viaggi dall’Italia (violando un’altra regola del mercato unico), la presidente della Commissione europea ha aspettato 46 giorni prima di indirizzare un saluto di solidarietà agli italiani (per poi proporre un intervento di 25 miliardi che è poco più che un palliativo) e la presidente della BCE ha detto che lo spread dei titoli italiani non è un suo problema (facendo crollare la nostra Borsa). C’è un virus, altrettanto insidioso del Covid-19, che ha infestato molte capitali europee, oltre che esponenti delle istituzioni comunitarie, il cui nome è introversione intergovernativa” (per il volgo: ognuno si fa i cazzi suoi! ndr).

Dopo avere richiamato le regole che disciplinano in USA i rapporti fra Stati e Contee da un parte e l’Autorità federale dall’altra, Fabbrini arriva a questa conclusione, per quanto riguarda la UE: “Abbiamo uno spazio comune (Schengen) ma non abbiamo un’autorità in grado di fissare standard comuni nella gestione di un’emergenza al suo interno.. Solamente un chiaro potere esecutivo, controllato dal legislativo e dotato delle necessarie risorse può intervenire per gestire un’emergenza. Il coordinamento tra i governi nazionali non può fermare un virus oppure rispondere a un’aggressione. Non è il caso di prenderne atto?”

Un altro elemento che ha giocato negativamente: il principio secondo il quale in caso di crisi un paese deve fare ricorso (innanzitutto) alle proprie risorse. Secondo Fabbrini si tratta di un principio sbagliato. In un’unione di stati infatti, le crisi non colpiscono tutti nello stesso modo. Ad esempio, la crisi emigratoria e la crisi sanitaria hanno colpito molto più l’Italia che i Paesi del nord”…. Di fronte a queste asimmetrie delle crisi o emergenze l’intervento deve essere altrettanto asimmetrico, con un uso differenziato delle risorse. “Occorre cioè dotare la UE di una capacità fiscale indipendente dagli Stati, per sottrarre le risposte differenziate dalla negoziazione di quest’ultimi. In altre parole di un bilancio non vincolato a sostegno dei paesi colpiti. Invece, molti governi dei Paesi del nord, spinti da inerzia mentale e interesse elettoralistico, continuano a difendere la logica intergovernativa.”

 Domani 16 marzo riunione dell’Eurogruppo. Sarà in discussione il MES (meccanismo di stabilità europea). La pandemia del COVID-19 interessa meno del MES e poco è mancato che fosse collocato all’ultimo punto all’o.d.g.

Fabbrini sostiene a ragione che il MES non è altro che la consacrazione della logica intergovernativa. La sua discussione non prevede alcun collegamento al completamento dell’unione bancaria o alla adozione di strumenti per sviluppare i meccanismi di stabilizzazione, così come voluto a lungo da Mario Draghi.

In chiusura dell’articolo Fabbrini si schiera con i 150 economisti italiani che hanno invitato l’Italia a porre il veto sull’approvazione del MES. Sarebbe il caso di pensarci e cogliere l’occasione per spingere la UE ad affrontare le sfide che ha di fronte. Altrimenti finirà per morire… o per insipiente inedia o per troppo amore.