MA COS’E’ LA DESTRA COS’E’ LA SINISTRA…

MA COS’E’ LA DESTRA, COS’E’ LA SINISTRA….L’IRONICA, GRAFFIANTE CANZONE DI GABER (1994) ISPIRA L’ARTICOLO DI GIAVAZZI E ALESINA PER IL CORRIERE- STESSI TEMI, STESSA DESOLAZIONE, NESSUNA RISPOSTA.

 

Fare il bagno nella vasca è di destra

Far la doccia invece è di sinistra….

Il minestrone è sempre di sinistra

Tutti i films che fanno oggi son di destra

Se annoiano son di sinistra…..

Le scarpette da ginnastica o da tennis

Hanno ancora un gusto un po’ di destra

Ma portarle tutte sporche e un po’ slacciate

È da scemi più che di sinistra……

I collant son quasi sempre di sinistra

Il reggicalze è più che mai di destra

La pisciata in compagnia è di sinistra

Il cesso è sempre in fondo a destra….

(estratto del testo Cos’è la destra cos’è la sinistra di Giorgio Gaber)

 

Gli autori dell’articolo Alesina (sx) e Giavazzi, economisti

Che cosa significhino oggi «sinistra» e «destra» non è affatto chiaro. Sono di destra i lavoratori del Michigan e dell’Ohio che hanno eletto Trump scontenti per i loro salari stagnanti? E sono di sinistra gli elettori della destra populista europea (compreso il Movimento 5 Stelle) contraria all’immigrazione per proteggere i lavoratori locali estendendo lo Stato sociale, ma solo a loro? È di sinistra chi difende i pensionati a tutti costi, opponendosi a ogni limitazione della spesa previdenziale, non curandosi del debito pubblico che peserà sui nostri nipoti? A noi pareva che Marx parlasse di lotta di classe non di lotta fra generazioni!

La sinistra tradizionale, quella degli anni Settanta, aveva alcuni principi chiari. Protezione sociale anche a scapito della meritocrazia: qualunque lavoratore, anche i pigri, gli incapaci o addirittura i disonesti, andava difeso. Nella scuola e nell’università «egualitaria» contava solo l’anzianità, mai il merito. Mercati regolamentati, da quello degli affitti (l’equo canone che ingessò il mercato penalizzando chi una casa non la poteva comprare), alle licenze di tassisti, farmacisti e di tante altre professioni ancora ben protette. Un mercato del lavoro fondato su «insider» ipergarantiti e illicenziabili, con giovani e donne esclusi da regole eccessivamente rigide, dove persino il part time era giudicato una cosa «di destra». Pensioni concesse ad alcune categorie privilegiate (a esempio insegnanti dopo pochi anni di lavoro) con il risultato che la dinamica del debito era diventata una bomba a orologeria.

Un capitalismo di Stato fondato sulla complicità fra capitalisti privati e burocrati statali, per «regolare», in realtà per impedire, la competizione e l’ingresso nel mercato di nuove aziende. In alcune aree abbiamo fatto qualche passo avanti, in molte altre no. Il decreto Milleproroghe, a esempio, oggi in discussione, mette fuori legge FlixBus, gli autobus low cost.

È di sinistra tutto cio? A noi pare proprio di no. Dieci anni fa pubblicammo un pamphlet intitolato provocatoriamente Il Liberismo è di Sinistra. Sostenevamo che se obiettivi della sinistra sono l’uguaglianza delle opportunità e la difesa dei deboli e dei meno abbienti, quelle tradizionali politiche «di sinistra» producevano l’effetto opposto. Non a caso molte delle stesse idee oggi sono abbracciate dalla destra populista! Ad esempio l’«uno vale uno» del M5S, cioè il merito non conta.

Milano nei giorni passati, sciopero ad oltranza dei taxisti

In quel pamphlet sostenevamo che «la meritocrazia è di sinistra». Certo che lo è. Una scuola e un’università rigorose che premiano chi si impegna e puniscono chi non studia, che promuovono e retribuiscono gli insegnanti in base al merito e non all’anzianità, facilitano la mobilità sociale. Uno studente povero assistito da una borsa di studio (possibile se la smettessimo di regalare l’istruzione universitaria ai ricchi) se può frequentare una buona scuola e una università severa ed efficiente, magari lontana da casa, può farsi avanti. Invece una università sotto costo per tutti, ricchi compresi, senza competizione e appiattita al basso per garantire «uguaglianza» blocca la mobilità sociale. Invece i sindacati («di sinistra»?) si oppongono a valutazioni volte ad accertare la professionalità degli insegnanti.

Sostenevamo che «liberalizzare i mercati è di sinistra». L’amore per la regolamentazione dei mercati è comune alla sinistra tradizionale così come alla destra. Il fallimento della regolamentazione dei mercati finanziari, una delle cause della crisi, è spesso invocato come esempio che ogni deregolamentazione fa male. Certo che ci vogliono delle regole. Ma regole che difendano i più deboli, non gli «insider». È «di sinistra» o «di destra» proteggere i taxisti che da giorni bloccano le nostre città?

Il «capitalismo di Stato non è di sinistra». Cominciamo dalla cosiddetta «politica industriale», cioè un ruolo attivo dello Stato nello scegliere i settori su cui puntare o da proteggere dalla concorrenza internazionale. In genere queste sono considerate politiche di «sinistra». In realtà hanno spesso prodotto disastri industriali. Se poi le aziende protette riescono a autodefinirsi di «interesse nazionale», come Alitalia, allora il gioco è fatto! I contribuenti sono chiamati a pagare e i consumatori a «subire» servizi inadeguati. È di «sinistra» tutto ciò?

Sostenevamo che «riformare il mercato del lavoro è di sinistra». La sinistra tradizionale si è sempre opposta a qualunque riforma rendesse più flessibile la licenziabilità e quindi l’assunzione di nuove leve. Era una politica che proteggeva i lavoratori anziani a scapito dei giovani. Non per nulla in Europa la disoccupazione rimase alta per decenni. Chi ci perdeva? Giovani e disoccupati. Chi ci guadagnava? Lavoratori sindacalizzati anziani. Il Jobs act, cancellando l’articolo 18 e introducendo il contratto unico a tutele crescenti, ha impresso una svolta storica al nostro mercato del lavoro. Ma invece dell’orgoglio di aver fatto finalmente qualcosa «di sinistra», tuonano le critiche di chi pensa che quella sia una legge «di destra».

Le baby pensioni, volute da Rumor Presidente del Consiglio nel 1973, sono ancora oggi oltre 530 mila

Ecco invece un problema di mercato del lavoro veramente difficile. Come proteggere i lavoratori relativamente anziani «spiazzati» dalla globalizzazione? Riqualificarli e riassumerli dopo una certa età è difficile. Queste persone vanno protette. Ma non come propone la destra populista (Trump, Marine Le Pen, Giulio Tremonti) che vorrebbero far tornare il mondo indietro di 50 anni, bloccando il commercio internazionale con dazi e tariffe, a spese dei consumatori (quelli poveri soprattutto). Costerà molto proteggere le persone spiazzate. Ma la crescita favorita dal commercio internazionale ce lo consentirà, ammesso che ne sappiamo trarre beneficio. Il protezionismo ammazza la crescita. Senza crescita non proteggiamo nessuno.

 

Anno Governi Inflazione Debito Rapporto debito/Pil
      (milioni di euro)
1970 Rumor, Colombo 5,1% 13.087 37,1%
1971 Colombo 5,0% 16.146 42,0%
1972 Andreotti 5,6% 20.108 47,7%
1973 Andreotti, Rumor 10,4% 25.780 50,6%
1974 Rumor, Moro 19,4% 32.404 50,2%
1975 Moro 17,2% 41.899 56,6%
1976 Moro, Andreotti 16,5% 52.318 56,2%
1977 Andreotti 18,1% 62.460 55,2%
1978 Andreotti 12,4% 79.092 59,4%
1979 Andreotti, Cossiga 15,7% 94.801 58,2%
1980 Cossiga, Forlani 21,1% 114.066 56,1%
1981 Forlani, Spadolini 18,7% 142.427 58,5%
1982 Spadolini, Fanfani 16,3% 181.568 63,1%
1983 Fanfani, Craxi 15,0% 232.386 69,4%
1984 Craxi 10,6% 286.744 74,9%
1985 Craxi 8,6% 347.593 80,9%
1986 Craxi 6,1% 404.336 85,1%
1987 Craxi, Fanfani, Goria 4,6% 463.083 89,1%
1988 Goria, De Mita 5,0% 524.528 90,8%
1989 De Mita, Andreotti 6,6% 591.619 93,3%
1990 Andreotti 6,1% 667.848 95,2%
1991 Andreotti 6,4% 755.011 98,6%
1992 Andreotti, Amato 5,4% 849.921 105,5%
1993 Amato, Ciampi 4,2% 959.714 115,7%
1994 Ciampi, Berlusconi 3,9% 1.069.415 121,8%
1995 Berlusconi, Dini 5,4% 1.151.539 116,9%
1996 Dini, Prodi 3,9% 1.213.535 116,3%
1997 Prodi 1,7% 1.239.879 113,8%
1998 Prodi, D’Alema 1,8% 1.258.223 110,8%
1999 D’Alema 1,6% 1.285.054 109,7%
2000 D’Alema, Amato 2,6% 1.302.548 105,1%
2001 Amato, Berlusconi 2,7% 1.360.285 104,7%
2002 Berlusconi 2,4% 1.371.679 101,9%
2003 Berlusconi 2,5% 1.397.460 100,5%
2004 Berlusconi 2,0% 1.449.657 100,1%
2005 Berlusconi 1,7% 1.518.640 101,9%
2006 Berlusconi, Prodi 2,0% 1.588.072 102,6%
2007 Prodi 1,7% 1.605.945 99,8%
2008 Prodi, Berlusconi 3,2% 1.671.130 102,4%
2009 Berlusconi 0,7% 1.769.983 112,5%
2010 Berlusconi 1,6% 1.851.507 115,4%
2011 Berlusconi-Monti 2,7% 1.907.769 116,5%
2012 Monti 3,0% 1.989.878 123,3%
2013 Monti-Letta 1,1% 2.070.013 129,0%
2014 Letta-Renzi 0,2% 2.137.119 131,9%
2015 Renzi -0,1% 2.172.673 132,3%
2016* Renzi-Gentiloni -0,1% 2.220.662 132,8%

 

Sostenevamo che «ridurre la spesa pubblica è di sinistra». La spesa pubblica è uno dei cavalli di battaglia della «sinistra». La quale sostiene che le spending review sarebbero «di destra». Tutto ciò poteva essere vero prima della Seconda guerra mondiale, quando la spesa pubblica era intorno al 30% del Pil, non oggi che in Europa è intorno alla metà del Pil. Ma aiuta davvero i poveri tutta questa spesa? Si forniscono servizi gratuiti o sotto costo, dalla scuola alla sanità, anche ai ricchi: cioè questi servizi non sono offerti a prezzi che dipendono dal reddito del beneficiario. A che giova tassare molto, con tutte le distorsioni e riduzioni di crescita che ciò comporta, per poi fornire servizi gratuiti anche a chi se li potrebbe permettere a prezzi di mercato se fosse tassato di meno? Quanto di questa metà del Pil aiuta davvero i poveri e i lavoratori spiazzati dalla globalizzazione? Non molto, noi crediamo, soprattutto in Paesi come il nostro pieno di inefficienza e corruzione. Si potrebbe sicuramente ridurre la spesa di qualche punto percentuale di Pil e ridurre le tasse non ai super ricchi ma alla classe media. Non sappiamo se questa politica sia classificabile di «destra» o di «sinistra»: sappiamo che farebbe aumentare la crescita.

Insomma, che cosa sia «di sinistra» o «di destra» nel mondo di oggi è assai meno chiaro di quanto lo fosse qualche decennio fa, prima dello Stato sociale, della regolamentazione, della globalizzazione. È un vero peccato che di tutto si parli nel Pd tranne che di questo: che cosa significhi oggi proteggere i poveri e gli svantaggiati.

Alberto Alesina e Francesco Giavazzi Corriere Sera 21 febbraio 2017