PER SENTIERI, NEL SILENZIO

«LA MIA CORTINA SI RACCONTA NEL SILENZIO DEI SENTIERI» Michele Da Pozzo, direttore del Parco delle Dolomiti d’Ampezzo: meno mondanità e più voglia di natura. Ecco i percorsi migliori

Nella natura Michele Da Pozzo, 60 anni, da trenta direttore del Parco naturale delle Dolomiti d’Ampezzo, lungo un sentiero nella sua Cortina

«Il primo spot pubblicitario lo ha fatto l’ingresso delle Dolomiti nel patrimonio mondiale dell’Unesco, il secondo la pandemia, con la conseguente voglia di natura, di spazi aperti, di libertà, di aria pura. Vedo che sempre di più la gente si avvicina alla montagna». A dirlo è Michele Da Pozzo, sessant’anni, da trenta direttore del Parco naturale delle Dolomiti d’Ampezzo, che di Cortina conosce anche gli angoli più reconditi, e che fa parte del famoso gruppo alpinistico degli «Scoiattoli».

Rifugio Faloria

«Le Dolomiti d’Ampezzo hanno una bellezza e una varietà straordinaria — continua il direttore — che è difficile riscontrare concentrate in uno spazio così piccolo, e uno stato di conservazione del paesaggio molto buono, merito in gran parte delle Regole d’Ampezzo, istituzione millenaria costituita dalle famiglie originarie, il cui patrimonio indivisibile ha impedito che villaggi turistici e hotel sorgessero nei boschi o a ridosso delle montagne». Continua Da Pozzo: «C’è un dato che mi colpisce: nelle giornate belle i biglietti di sola andata sugli impianti di risalita sono anche 5000. Questo significa che tutte queste persone poi scendono a piedi lungo i sentieri dal Cristallo, dal Faloria, dalle Cinque Torri o dal Lagazuoi. E si aggiungono alle altre migliaia di escursionisti che gli impianti non li prendono proprio».

Monte Cristallo

In realtà negli ultimi anni Cortina ha visto trasformare la sua immagine più blasonata di capitale della mondanità (che pur trova ancora il suo spazio), con l’asse che si è spostato dai salotti alla vita sportiva e all’aria aperta. Non solo le affollatissime ultramaratone di corsa o in bici, ma anche l’alpinismo e l’escursionismo classici e la voglia di silenzio.

«Cortina è stata scoperta turisticamente nella seconda metà dell’Ottocento, dai primi viaggiatori inglesi in cerca di romantiche avventure e da quel grande pioniere dell’alpinismo che fu Paul Grohmann, rampollo di una famiglia benestante viennese, cui Cortina, allora parte dell’Impero Asburgico, deve molto. Ha “inventato” le guide alpine di Cortina salendo per primo sulle cime più alte e facendosi accompagnare da valligiani forti e tenaci, che prima erano soltanto cacciatori di camosci. C’è un ritorno a questa voglia di “esplorare” — continua Da Pozzo — vedo una grande domanda di cultura, sia ambientale che storica, e in questa chiave il Parco ha allestito dei sentieri tematici. Molto suggestivo è il percorso botanico delle cascate di Fanes, dove si impara a riconoscere le piante. Dopo mezzora di cammino lungo una stradina immersa nel bosco si può raggiungere la bellissima radura di Pian de Loa. D’altra parte pochi sanno che qui sono presenti circa 1500 specie florali, cioè un quarto di quelle italiane. A queste se ne sono aggiunte una trentina, non segnalate sul finire del secolo scorso. Sono specie mediterranee arrivate dalle quote più basse in seguito al riscaldamento globale».

Cinque Torri

Tanto interesse per gli aspetti naturalistici e storici ha fatto sì che alle tradizionali guide alpine, un cinquantina, si sia aggiunta una ventina di guide di media montagna. «Prima da noi non esistevano, sono guide che accompagnano le persone lungo percorsi più facili e spiegano la storia, la geologia, la flora e la fauna della nostra valle». E per meglio capire proprio l’origine delle Dolomiti Ampezzane il direttore del parco suggerisce di visitare il Museo Paleontologico «Rinaldo Zardini». «Qui ci si rende conto delle vicissitudini geologiche che hanno interessato le nostre montagne. Con questa consapevolezza poi le escursioni diventano più interessanti. Un eccellente campionario di formazioni rocciose si può avere percorrendo in discesa la lunga, aspra e selvaggia Val Travenanzes, dai 2700 metri del Lagazuoi (possibile la salita in funivia) fino a Cortina. É nascosta dietro la Tofana, fuori dal tempo, non ci sono strade, solo un sentiero, nessun impianto di risalita, nemmeno un rifugio, solo i ruderi del rifugio von Glanvell, che i colpi dell’artiglieria italiana distrussero nell’agosto del 1915».

Monte Lagazuoi e rifugio Funes

Un’altra proposta è un sentiero storico: «Quello che sale alla rupe di Podestagno — spiega il direttore — dove sorgeva un antico castello di cui restano alcune tracce messe in luce da recenti scavi archeologici. Con la sua conquista l’imperatore Massimiliano d’Asburgo lo sottrasse alla Repubblica di Venezia e diede una svolta alla storia di Cortina che dal 1511, passò sotto la casa d’Austria per 400 anni».

Articolo di Massimo Spampani, Corriere della Sera