PROPERZIO: DI TE, CINZIA, SARO’ VIVO, DI TE MORRO’!

 

PROPERZIO: DI TE, CINZIA, SARO’ VIVO, DI TE MORRO’!

 

Sesto Aurelio Properzio (Assisi, 47 a.C. – Roma, 14 a.C.), dopo una rapida carriera politica, assurse ai massimi livelli letterari dell’epoca con il primo libro delle Elegie, nel 28 a.C., avvicinandosi anche al potente circolo di Mecenate. Tema centrale della sua opera fu l’amore, spirituale e fisico, per la bellissima Cinzia, ma cantò anche la gloria di Roma e le grandi leggende italiche. Feltrinelli ha pubblicato nei “Classici” Poesie a Cinzia (2012).

 

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Libero adattamento dall’elegia XV del Libro II

 

Oh me felice, o notte per me splendida.

Sul dolce letto reso beato dalla mia delizia

quante parole ci siamo detti distesi accanto alla lucerna,

allontanato il lume, quante battaglie d’amore abbiamo ingaggiato.

Lottavi con me a seni nudi, Cinzia,

poi indugiavi a lungo coperta dalla tunica.

Con le labbra mi aprivi gli occhi assonnati,

poi sussurravi: “Così, insensibile, giaci?”

intrecciando già nell’amplesso le tue con le mie braccia.

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Quanti lunghi baci ho impresso sulle tue labbra!

Rovina il piacere errare alla cieca:

se non lo sai, gli occhi sono la guida dell’amore.

Si dice che lo stesso Paride si consunse vedendo nuda la Spartana,

mentre si alzava dal letto di Menelao;

nudo anche Endimione, narrano, conquistò la sorella di Febo,

e giacque a sua volta insieme con la dea nuda.

Se invece tu ostinata ti adagerai vestita,

ti strapperò la veste e proverai la forza delle mie mani;

che mosse dal furore lasceranno i segni

e dovrai mostrare a tua madre le povere braccia ferite.

Non hai seni cadenti che ti impediscano i giochi dell’amore:

né ti imbarazzano i segni del parto .

Finché i fati ce lo permettono, saziamoci gli occhi di amore:

viene per te una notte senza fine, non verrà più giorno.

Una catena ci avvince, così forte

che nessun alba ci potrà più separare.

Ti siano d’esempio le colombe congiunte in amore,

gli amanti stretti in un connubio totale.

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Erra colui che cerca la fine di un folle amore:

un amore vero non conosce limite né misura.

La terra ingannerà con false messi gli aratori,

il sole spingerà i cavalli neri,

la acque dei fiumi rifluiranno alla sorgente

e i pesci moriranno nei gorghi disseccati,

prima che io possa distogliere da te i miei affanni d’amore.

Di te, Cinzia, sarò vivo, di te morrò!

Se tu volessi concedermi anche una sola notte così,

un solo anno di vita sarà lungo.

Se poi me ne concederai molte, allora in esse diverrò immortale:

chiunque in una sola notte può trasformarsi in un dio.

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Tu ora, mentre il giorno splende, non lasciare i frutti della vita:

se mi darai tutti i tuoi baci, me ne darai pochi.

E come i petali si distaccano dai serti avvizziti

e galleggiano sparsi nelle coppe,

così per noi, che ora amanti ci nutriamo d’amore,

forse il domani concluderà il destino.