TERRA MADRE

LE RICCHEZZE DEL SAPERE CONTADINO, LA SAGGEZZA DI CUI ABBIAMO OGGI GRANDE BISOGNO PER AFFRONTARE LA TRANSIZIONE ECOLOGICA- SEMPLICITA’ SENZA NOSTALGIE E SENZA RINUNCE AL FUTURO- CARLIN PETRINI SI RACCONTA.

Anche quando parla di cinema, Carlo Petrini non può certo dimenticare la polemica che in questi giorni lo coinvolge sulla contrapposizione tra lettura «scientifica» e lettura «contadina». È una polemica che ritiene basata su presupposti sbagliati. 

«Penso in primo luogo che sia insensato contrapporre la scienza ai saperi secolari. I contadini hanno fatto tanta sperimentazione negli anni, hanno tenuto vive tradizioni, hanno lavorato sulla biodiversità; e lo hanno fatto quando qualcuno credeva di poter risolvere tutto con la chimica, con i calcoli di laboratorio che non tengono conto dell’armonia della natura. Io non ho niente contro la scienza, sono solo contrario a definire non scientifici dei saperi che si sono tramandati non per convenzione, ma per saggezza. 

E da questo punto di vista invito tutti a riguardare (o a guardare per la prima volta) il documentario che Ermanno Olmi ha dedicato al nostro lavoro. Come ho detto, è un documentario che non evoca nostalgia, ma saggezza. C’è bisogno di saggezza, oggi». Una saggezza che il cinema può garantire, se affrontato con spirito giusto.

«Ho avuto due grandi incontri con personalità del cinema, due uomini che sono stati per me una fonte di sapienza e di ricchezza intellettuale. Con Ermanno Olmi abbiamo progettato insieme Terra madre, un documentario che voleva raccogliere le grandi ricchezze del sapere contadino, una sorta di visualizzazione a futura memoria di quel progetto che è stato così importante nella mia esperienza. 

Ermanno Olmi

E con Tonino Guerra ho capito che si poteva guardare al passato senza malinconia e senza rinunciare al futuro. Due persone veramente grandi, capaci di raccontare con semplicità e senza nostalgia ciò che è stato e anche ciò che verrà, senza che questi due mondi entrino in rotta di collisione. Due pensatori che hanno saputo rendere visivo il loro pensiero». 

È decisamente commosso Carlo Petrini, il fondatore di Slow Food, l’infaticabile divulgatore del sapere contadino, quando parla di Tonino Guerra. Lo fa in occasione del lancio di «I luoghi dell’anima», il festival presieduto da Andrea Guerra (il musicista figlio di Tonino, compositore per registi quali Ferzan Ozpetek, Gabriele Muccino, Giuseppe Bertolucci, Riccardo Milani) e previsto a Sant’ Arcangelo di Romagna dal 30 giugno al 4 luglio. 

Tonino Guerra è stato sceneggiatore principe per Federico Fellini, Michelangelo Antonioni, Andrej Tarkowskij, Theo Anghelopoulos, ma è stato soprattutto un poeta, e l’idea di un festival legato a quanto possa un paesaggio essere ispiratore per un talento creativo è nata proprio da una lettura della sua attitudine alla vita. 

Tonino Guerra

Anche Carlo Petrini ha un suo luogo dell’anima, ed è il castello di Verduno in Piemonte. «Lo è per due validissimi motivi. Il primo è che in quel castello a metà Ottocento viveva il generale sabaudo Paolo Francesco Staglieno, di nobili origini genovesi. Staglieno non era noto per avventure belliche nonostante l’alto grado raggiunto nell’esercito, ma perché era l’enologo della Real Casa e in particolare di Carlo Alberto di Savoia e fu lui di fatto a scoprire che il barolo invecchiato diventava un vino strepitoso.

Lo fece perché nel 1841 inviò in Sudamerica delle botti di vino e una parte di quelle ritornò indietro due anni dopo. Si ruppe la ceralacca che le sigillava, lui assaggiò il vino e si accorse che l’invecchiamento lo aveva modificato facendolo diventare un vero nettare». 

Il secondo motivo della scelta di Verduno come luogo dell’anima è ancora più privata: «Verduno, quando ero giovane, era diventata il buen ritiro di Nuto Revelli, una persona straordinaria, uno scrittore che ha saputo come nessun altro dipingere la vita quotidiana del Cuneese prima che si trasformasse, nell’arco di due generazioni, da zona poverissima a una delle più ricche d’Italia. Lì si trovava e chiamava i suoi amici che si chiamavano Norberto Bobbio e Alessandro Galante Garrone. 

Verduno (Cuneo)

Partecipare ai loro incontri, alle loro chiacchierate è stato per me enormemente formativo. Mi ha spiegato quanto quegli uomini, con una importante cultura politica formatasi nelle file del Partito d’azione, siano stati importanti per la nascita e la difesa della democrazia in Italia. E la loro passione per la genuinità, la loro attenzione per la traduzione ha fatto germogliare in me il seme di quello che sarà poi l’impegno di tutta la mia vita. Quando sono a Verduno, rifletto su tutto questo. E il mio animo è felice».-

Stefano Della Casa per “La Stampa”