THINK TANK

NEL MONDO DEI VECCHI E DEI SOLITI NOTI I GIOVANI STANNO ALLA FINESTRA MENTRE I FINANZIERI DIVENTANO PROFETI. L’ULTIMA TROVATA DI CARLETTO DE BENEDETTI IN UN ARTICOLO DI GEPPETTO.

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Carlo De Benedetti

Riaprono le scuole e c’è chi apre nuovi think tank, in italiano, pomposamente, “serbatoio di idee”, come se bastasse aprire il rubinetto.

Carlo De Benedetti, l’Ingegnere, per gli amici Carletto, torinese naturalizzato svizzero, nonostante la venerabile età non molla. E’ pieno di nuove idee, ha sempre voluto essere un passo avanti a tutti e quindi sta sul pezzo, anzi rilancia. La sua immagine oggi è appesantita, non tanto per l’età, quanto da una condanna in primo grado, inflittagli dal tribunale di Ivrea per una storiaccia di mancata prevenzione sul lavoro (14 dipendenti morti di cui 7 attribuiti proprio all’ingegnere per esposizione all’amianto nello stabilimento Olivetti di Ivrea, di cui De Benedetti fu a.d. del 1978 al’86). Una rogna. Auguri e che emerga, se ce la fa, la Giustizia. A latere, mi piacerebbe sapere dal protagonista come successe che l’Olivetti, azienda all’avanguardia nel mondo nell’elettronica, quando Bill Gates e Steve Jobs avevano i calzoncini corti, sia finita com’è finita.

La nuova creatura di De Benedetti, messa su con Lucio Caracciolo, giornalista e docente, direttore della rivista Limes e con Brunello Rosa, esperto di finanza e mercati, a capo di società finanziarie internazionali, si chiama MacroGeo e si occuperà di macroeconomia e geopolitica. La sede? A Londra, naturalmente!

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Luca Caracciolo

Nel trio, pare di capire, De Benedetti mette i soldi, i due le idee. Il primo la copertura mediatica e relazionale, i secondi l’aplomb accademico e manageriale in cui la teoria si piega alla pratica e non si ritrae se deve sporcarsi le mani. De Benedetti, primo azionista e supervisore, è orgoglioso anche se si allarga un po’ quando definisce “unica” l’iniziativa. Chissà che cos’ha in testa.

Le persone che l’hanno annunciata sono qualificate, questo è fuori discussione. Come finanziere De Benedetti non è secondo a nessuno. E’ delle stirpe dei Soros e dei Murdoch, quest’ultimo noto anche come lo squalo. Più offuscata la sua immagine di bravo imprenditore: con le auto, le calcolatrici, i computer, o l’energia elettrica (tanto per citare gli interessi noti del poliedrico ingegnere) non gli è andata molto bene. Meglio con le case di cura. Meglio, assai meglio, con l’editoria, ma si sa che in Italia i giornali non li tengono su i lettori, ma i finanziamenti pubblici.

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Brunello Rosa

Ma cosa fanno esattamente questi think tank? Producono solo idee? Geopolitica e macroeconomia sono parole un poco fumose, prive di confini certi, né è possibile immaginare di porre limiti ad un laboratorio dove libertà, pensiero laterale, immaginazione profetica e visioni eretiche sul futuro dovrebbero essere le uniche parole ad avere cittadinanza.

Mi domando: è opportuno che persone esperte e meditabonde sulle sorti del mondo e il destino dell’umanità si interroghino su dove stiamo andando, e da classe dirigente suggeriscano a noi sprovveduti la direzione di marcia, cosa fare o non fare e come farlo? Forse sì, forse no… dipende.

Dipende dallo spessore etico, dallo spirito di civil servant (per mutuare una parola totem della riverenza e neutralità sociale) che dovrebbe animare i think tank. Comportamenti che sono insieme rispetto delle regole e ricerca del bene comune. Quanto necessari!, in un’epoca come l’attuale.

Tornano alla mente le parole, fresche fresche, di Sergio Marchionne, uno meno felpato dell’Ingegnere, un rustico abruzzo-canadese che i mercati li conosce: “i mercati non hanno morale, non hanno coscienza, non sanno distinguere fra cosa è giusto e cosa non lo è” (vedi qui http://www.ninconanco.it/istantanee-dellestate/).

In un settore delicato come la creazione di opinioni, un mutamento in cabina di regia può essere determinante. Il combinato disposto MacroGeo/ La Repubblica/ Stampa è un’arma decisiva. Come intenderà usarla l’Ingegnere? Si è sentito con Marchionne?

Non riesco ad immaginarmi, ma forse è un mio pregiudizio, l’Ingegnere nei panni del disinteressato mecenate, del rinascimentale protettore delle arti, delle scienze e del libero pensiero.

L’attitudine sociale, il vigore etico, non so quanto sinceramente espressi da Marchionne, si sono visti in ciò che l’Ingegnere ha fatto in decenni da “padrone” e si sentono oggi nelle sue parole? Risposta controversa.

Disporre di informazioni di prima mano su mercati, flussi finanziari, decisioni governative, sugli interessi che stanno dietro la dichiarazioni dei grandi gruppi, conoscere in anticipo strategie destinate ad incidere sulla qualità delle vita di milioni di persone sparse per i continenti, non è cosa da poco. La tentazione di passare dall’analisi e dalla diffusione di idee e proposte futuribili a lobby per influenzare i decisori a favore di interessi di parte, è forte. Se poi sei il più grande editore del Paese, embè..

Una cosa è certa, volendo generalizzare: scivolare dall’iperuranio al mondo malmostoso della finanza è facile, se non ci si autoregola. Sarà per questo che ben 58 proposte di legge, che dal 1948 ad oggi sono state presentate al Parlamento italiano per regolamentare l’attività delle lobby, non hanno portato a nulla?de-bendetti

Il rapporto annuale «Global Go to», pubblica la classifica mondiale dei think tank. In Italia i più accreditati sono il Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici; l’Istituto Bruno Leoni (di indirizzo liberale, con sedi a Torino e Milano); l’Istituto per gli Studi di politica internazionale-Ispi; Istituto Affari internazionali e Fondazione Eni Enrico Mattei; tra i migliori «con affiliazione politica», la Fondazione Italianieuropei, quella di Massino Dalema.

Tra i consigli per i nuovi leader, quello dell’economista Joseph Stiglitz: «Indagare globalmente e agire localmente». Profondità di visione e concretezza, senza dimenticare la teoria dei «Quattro Più». Cosa ci riserva il futuro? Più problemi, più soggetti coinvolti, più competizione, più conflitto. Magari più affari. Aggiungo io. Ma sono un provinciale che ne capisce poco.

Ma per tornare all’Ingegnere, chissà se ha letto la Teoria dei sentimenti morali di Adam Smith. L’economista racconta una storiella e pone al lettore un curioso quesito: una persona darebbe un dito mignolo se ciò potesse evitare un terremoto in Cina con la morte di cento milioni di uomini? Come persona dotata di senso di umanità- sempre secondo Smith- non potrebbe rifiutarsi. Per amore del genere umano? No – risponde Smith-  “ma perché se avesse scelto di tenersi il mignolo lasciando morire cento milioni di persone, non sarebbe stato capace di vivere con se stesso. Noi vogliamo sembrare persone degne, ai nostri stessi occhi». Da oggi se ci accorgiamo di qualcuno privo del dito mignolo sappiamo con chi abbiamo a che fare. 

 

 

 

 

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