VIENE DA ME, COME BUON PASTORE

O Cristo, amato figlio di Dio.

Tu salpasti per il mare tempestoso delle menti piene di preconcetti.

I loro pensieri crudeli come onde frustarono il tuo tenero cuore.

Il tuo Giudizio sulla Croce fu una vittoria immortale dell’umiltà sulla forza, dell’anima sulla carne.

Possa il tuo ineffabile esempio incoraggiarci a sopportare con coraggio le nostre più piccole croci.

O Grande Amante dell’umanità’ tormentata dall’Errore.

Un monumento invisibile  è stato eretto in miriadi di cuori,

il più’ grande miracolo dell’amore: le tue parole “ perdonali, perché non sanno quello che fanno”.

Rimuovi dai nostri occhi la cataratta dell’ignoranza,

così che possiamo vedere la bellezza del tuo messaggio: “ama anche i tuoi nemici come te stesso.

Ammalàti nella mente o addormentati nell’illusione, sono ancora i tuoi fratelli”.

O Cristo Cosmico, fai che possiamo sconfiggere Satana,

l’egoismo che divide e che impedisce il dolce accordo fra tutti gli esseri umani

nell’unico gregge dello Spirito.

Tu sei la Perfezione, eppure sei stato crocifisso:

Insegnaci a sopportare le inevitabili prove della vita:

la quotidiana sfida delle avversità’ alla nostra forza,

della tentazione al nostro autocontrollo,

dell’incomprensione alla nostra buona volontà’.

Gyana Mata

Purificàti nel contemplarti, moltissimi devoti profumano le loro vite

con le emanazioni che provengono dalla tua anima fiorita.

O buon pastore! Tu guidi il tuo gregge infinito

verso i Pascoli sempreverdi della Pace.

La nostra più grande aspirazione è di vedere il Padre Celeste

con gli occhi aperti della saggezza, come fai tu;

e come te di riconoscere che siamo veramente i Suoi Figli.

Amen

Traduzione dall’inglese di Kyokosuzumiya

Questa poesia  è stata scritta da Yogananda verso il 1950, uno Yogi nato in India nel 1893, a lungo vissuto in America, dove fondò il  Self-Realization Fellowship, centro di spiritualità presto diffusosi in tutto il mondo. Gyana Mata è stata discepola di Yogananda.

La poesia risente dell’insegnamento di Yogananda che nel libro La seconda venuta di Cristo, commenta i Vangeli, con l’approccio mistico tipico dell’induismo. La conoscenza del divino diviene possibile attraverso la pratica della meditazione che permette la compenetrazione tra realtà terrena e quella trascendente. La seconda venuta non è quella nella storia, ma nella nostra sfera interiore, destinata a cambiare il destino della persona.